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Valorizzazione del digestato da FORSU

Valorizzazione del digestato da FORSU

Evaporazione ad alta efficienza energetica con recupero di solfato d’ammonio

La valorizzazione energetica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) si inserisce nella prospettiva di un modello di economia circolare, mirato al recupero di materiali ed energia attraverso il trattamento degli stessi. Il processo di metanazione, che consente la generazione di biometano tramite la digestione anaerobica della FORSU, tuttavia, produce un rifiuto liquido, il digestato, che richiede a sua volta un opportuno trattamento per l’eliminazione di sostanze inquinanti quali azoto ammoniacale, COD, BOD, boro, cloruri, solfati e metalli pesanti come rame e zinco.

Il sistema per il trattamento del digestato da FORSU progettato dal gruppo VENZA permette di recuperarne e riciclarne varie parti tramite l’applicazione di diverse tecnologie.
Il processo comincia con un trattamento di separazione in una centrifuga per la rimozione dei solidi sospesi. La frazione solida, con un contenuto di materia secca del 15-25%, può essere impiegata come materiale secondario o, previa essiccazione, inviata a impianti di combustione per la generazione di energia termica o a impianti di compostaggio per la produzione di biocompost.
La frazione liquida viene trattata in un evaporatore a ricompressione meccanica del vapore ad alta efficienza energetica. La macchina concentra le sostanze inquinanti fino al prodotto di solubilità, separando allo stesso tempo l’ammoniaca in fase vapore; tramite dosaggio di prodotti chimici essa viene quindi trasformata in soluzione liquida di solfato di ammonio.

Il concentrato può essere conferito in centri di smaltimento oppure – mescolato con la frazione solida separata dalla centrifuga – usato come materiale secondario dopo un trattamento di essiccazione o inviato a impianti di compostaggio. Il solfato d’ammonio recuperato (contenente il 6-8% di azoto, ovvero il 30-40% di materia secca) può essere commercializzato come fertilizzante liquido. In seguito al processo di trattamento, che in alcuni casi può includere anche impianti MBR e ad osmosi inversa, i parametri dell’acqua rispetteranno i valori limite per lo scarico fissati dalle normative nazionali (in Italia il decreto 152/06).

Trattamento del digestato da FORSU

Il sistema per il trattamento del digestato da FORSU progettato dal gruppo VENZA permette di recuperarne e riciclarne varie parti tramite l’applicazione di diverse tecnologie.
Il processo comincia con un trattamento di separazione in una centrifuga per la rimozione dei solidi sospesi. La frazione solida, con un contenuto di materia secca del 15-25%, può essere impiegata come materiale secondario o, previa essiccazione, inviata a impianti di combustione per la generazione di energia termica o a impianti di compostaggio per la produzione di biocompost.
La frazione liquida viene trattata in un evaporatore a ricompressione meccanica del vapore ad alta efficienza energetica. La macchina concentra le sostanze inquinanti fino al prodotto di solubilità, separando allo stesso tempo l’ammoniaca in fase vapore; tramite dosaggio di prodotti chimici essa viene quindi trasformata in soluzione liquida di solfato di ammonio.

La progettazione di ciascun impianto è preceduta da uno studio tecnico-economico di fattibilità. La valutazione del caso specifico ha l’obiettivo di determinare la convenienza e l’efficienza del trattamento. Il calcolo del ritorno sull’investimento necessita di un’analisi dei costi operativi. La concentrazione del volume degli inquinanti permette una riduzione delle spese di smaltimento dei rifiuti liquidi (che variano solitamente tra i 50 e i 150 €/m3 in base alla zona). Le frazioni solide e liquide recuperate possono essere riciclate o commercializzate come materiale secondario o compost. L’eventuale riutilizzo di una parte dell’acqua trattata per il lavaggio degli automezzi e dei piazzali limita il prelievo di acqua pulita. La tecnologia a ricompressione meccanica del vapore, oltre ad avere bassi consumi energetici, può accedere ai certificati bianchi come stabilito dalla direttiva europea (recepita in Italia con Decreto Ministeriale 158/18).

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